TARTAN: storia e carattere di un tessuto leggendario

English attitude ed eleganza classica, ma anche un carattere decisamente irriverente, questi sono gli ingredienti principali che hanno reso “il tessuto a quadri” famoso in tutto il Mondo. Stiamo parlando del TARTAN, il tessuto in lana in cui l’incrocio di fili colorati che si ripetono nel cosiddetto sett (schema identico in trama e ordito), crea linee e quadrati con effetti cromatici diversi.

Il tartan nacque in Scozia nel Medioevo quando gli abitanti delle Highlands iniziarono a usarlo come simbolo di appartenenza culturale. Ogni nucleo familiare allargato, detto clan, scelse un particolare colore del quadro per identificare la propria casata rispetto alle altre. Il "check" divenne il DNA dei clan scozzesi. All’epoca il "disegno quadro", ottenuto immergendo i filati in bagni di colore a base di elementi naturali come bacche e radici, veniva ripetuto sulla ruvida stoffa di lana con la quale si realizzava l’abito tradizionale dei componenti del clan chiamato plaid. Il plaid veniva trattenuto da una cintura sui fianchi e puntato con una spilla su una spalla. Da questa usanza nasce il kilt, il gonnellino protagonista del costume tradizionale scozzese, usato in tempi di guerra e di pace (ricordate l’eroe scozzese William Wallace nel colossal prodotto e interpretato da Mel Gibson Braveheart?).Da allora il tartan ha avuto un ruolo sempre più importante nella storia, nella cultura e nella politica inglese e scozzese e nel 1800 la Highland Society iniziò la registrazione ufficiale dei clan dei vari tartan.

Una storia decisamente ricca di eventi quella del tessuto a quadri, diffusosi con il passare degli anni in tutta Europa prima, e nel Mondo poi. Parte della fama del tartan si deve sicuramente al brand inglese Burberry, che fondato nel lontano 1856, è il simbolo della moda e dello stile inglesi. Nel 1920 Burberry lanciò il famoso “check” come tessuto per foderare internamente i trench, capo iconico del brand, e successivamente divenuto tratto distintivo del marchio per accessori, capospalla e abbigliamento uomo e donna.

Ma la consacrazione del tartan si deve alla visionaria e anticonformista designer inglese Vivienne Westwood che lo ha reso icona della cultura punk degli anni ‘70 capovolgendone il carattere borghese e bon ton che fino a quel momento lo aveva caratterizzato. Westwood era all’epoca moglie del manager musicale Malcom McLaren, tornato a Londra dopo aver rappresentato in USA alcuni gruppi esponenti del punk d’oltreoceano. La sinergia tra moda e musica nacque nello store della Westwood, “SEX”, in cui si vendevano articoli molto particolari e alternativi. A McLaren venne l’idea di selezionare alcuni dei ragazzi che frequentavano “SEX” e di creare un nuovo gruppo punk. Furono questi i natali del gruppo più scandaloso del 1900 che ha rotto completamente gli schemi del panorama musicale e culturale inglese: i Sex Pistols. Ribellione, disordine, anticonformismo sono i concetti sui quali si fondavano il punk inglese e la poetica stilistica ed estetica creata dalla Westwood. La designer gettò le basi della punk culture e il tartan ne divenne il protagonista. Il suo carattere classico e borghese venne completamente stravolto e il tessuto a quadri divenne il simbolo inequivocabile della ribellione indossato con spille, borchie, lucchetti usati come collane, combat boots, t-shirt strappate e pelle nera.

Dagli anni ‘70 agli anni ‘90, decennio in cui il tartan tornò alla ribalta traducendo in stile l’anima di una nuova, travolgente corrente musicale, artistica e culturale: il grunge. Questa volta dobbiamo attraversare l’Oceano e approdare a Seattle, cuore pulsante del fenomeno grunge, per captarne la filosofia di fondo, ribelle, depressa, pessimista e autodistruttiva. Il grunge non poteva non generare canoni stilistici ben definiti volti a tradurre in estetica il “male di vivere” sul quale fondava la sua ragione d’essere: i jeans vissuti e strappati si abbinavano a camicie sdrucite tartan, sovrapposte a t-shirt logore. Tra mito e leggenda Kurt Cobain ne fu il maggiore esponente se non incarnazione dell'anima e della poetica grunge fino all'apoteosi della sua tragica fine. L’immagine dismessa, totalmente priva di cura, deperita, esprimeva la svalutazione di tutti i valori e la conseguente apatia. Anche nell’estetica grunge, così come nel punk, il carattere borghese e “bon ton” del tartan viene totalmente stravolto.

Da allora il tessuto check è stato reinterpretato, rivalutato, aggiornato per dar vita a capi di alta moda e pret à porter. Molte prestigiose case di moda hanno declinato il tartan in materiali diversi, la seta ad esempio, o tessuti tecnici, mantenendo il disegno a quadri come elemento di congiunzione. Volendo guardare alle più recenti sfilate, Maria Grazia Chiuri, direttore artistico di Dior, per l’Autunno Inverno 2020-21 ha proposto diverse versioni di tartan su cappotti, plaid coat, trench e lunghi gilet o poncho. Anche in questo caso il tartan assume valore simbolico con riferimenti allo stile delle studentesse che negli anni ‘70 hanno partecipato alle manifestazioni femministe. Tutta la collezione, infatti, si ispira ai movimenti femministi italiani e francesi, in lotta per affermare l'identità e i diritti della donna, riprendendo il codice stilistico dell’epoca.

La storia del tartan è ricca in termini di significati e simbolismo, valore aggiunto alla bellezza di questo tessuto in lana sul quale vale la pena di investire. Indossare un capo in tratan, infatti, non significa soltanto esibire un tessuto e un capo prezioso, ma anche vestire storia e cultura.

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